MANIFESTO SALATI

PER LA RIFORMA DELL’ORGANICO DELL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

Il MANIFESTO SALATI è il cuore di un progetto lucido e preciso teso a riorganizzare profondamente l’assetto della burocrazia che amministra la giustizia civile con l’intenzione di eliminare definitivamente quelle situazioni ormai consolidate di spreco e disfunzione che rallentano, quando non paralizzano, il funzionamento dell’apparato giudiziario.

OBIETTIVI DELLA PROPOSTA DI RIFORMA

Questa proposta di riorganizzazione della burocrazia giudiziaria si propone di:

  • Riqualificare il lavoro dei magistrati di carriera;
  • Distribuire lavoro agli avvocati competenti ed esperti;
  • Garantire al cittadino rapidità di definizione delle cause;
  • Contenere i costi dell’apparato burocratico per lo Stato.

Una riforma che garantisca i principi di eguaglianza, di economicità, di funzionalità della ragionevole durata del processo è ottenibile, senza aggravio di costi per lo Stato, utilizzando le professionalità già presenti sul territorio e non utilizzate razionalmente.

ATTUALI PROBLEMATICITA’ NELL’ORGANICO DELL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

Una distonia da eliminare, con una opportuna vera riforma dell’organico dell’amministrazione della giustizia, è costituita dal numero enorme di avvocati iscritti all’albo degli ordini forensi ma non sufficientemente utilizzati.

Per contro, ci si lamenta del numero esiguo di magistrati di carriera rispetto alle domande di giustizia. Limitazione questa che è stata arginata soccorrendo alla figura dei magistrati onorari, che tuttavia non risolve il problema.

PROTAGONISTI DELLA RIFORMA

Un’opportuna vera riforma dell’organico dell’amministrazione della Giustizia, siamo convinti, debba vedere coinvolti non solo alcuni (magistrati onorari) ma tutti gli avvocati, affinché possa venire smaltito l’enorme carico arretrato di richieste di procedimenti giudiziari  da parte del cittadino.

MODALITA’ OPERATIVE DEL NUOVO ORGANICO

Il numero dei magistrati di carriera a concorso dovrà essere a numero chiuso, proporzionale alla popolazione della circoscrizione territoriale di ogni tribunale, in quanto investiti della funzione dirigenziale della struttura-giustizia, che deve garantire, democraticamente, l’immediata assegnazione della domanda di giustizia con definizione della stessa entro il termine perentorio di sei/dodici mesi, a seconda della complessità della causa.

Il Presidente del Tribunale, o in sua vece il Presidente di Sezione, assegnerà le cause al magistrato di carriera e se questi ha raggiunto il carico di lavoro che non gli consente la definizione della vertenza nel suddetto termine, a quell’organico che si propone sia costituito da avvocati esperti nelle varie materie e iscritti in un apposito albo  (esattamente come i CTU), che diverrebbero, a chiamata, avvocati giudicanti.

Albo cui saranno iscritti automaticamente e contestualmente tutti quegli avvocati  oggi nominati dal CSM come  magistrati onorari (la cui figura costituirà il primo elenco di avvocati c.d. giudicanti), nonché gli avvocati scelti tra gli iscritti al proprio ordine da almeno cinque anni, previa dimostrazione della loro capacità professionale per il ramo in cui si iscrivono, dando la disponibilità ad assumere appunto le funzioni di giudicante.

Detti avvocati giudicanti, previo giuramento, di volta in volta da formulare avanti il Presidente del Tribunale o magistrato di carriera suo delegato, il quale fisserà la data, non solo della prima udienza, ma dell’intera istruttoria, compreso il deposito della sentenza che non potrà, in nessun caso, superare il termine perentorio di sei/dodici mesi (a seconda della complessità della causa) dall’inizio del processo stabilito con l’accettazione dell’incarico.

Per la remunerazione degli avvocati giudicanti esiste già il tariffario disciplinato dal D.P.R 27.07.1988 e ss. modifiche, per i CTU per la determinazione delle proprie competenze determinate e liquidate dal magistrato di carriera a vacazione o a percentuale secondo gli scaglioni di valori di causa.

BENEFICI DELLA RIFORMA

Un siffatto modo di procedere porterà un giovamento economico (e non solo) per tutti:

Lo Stato non sarà più gravato dagli ingenti costi necessari per aumentare l’organico dei magistrati di carriera e dei magistrati onorari, adeguandolo in concreto secondo necessità con la nomina di avvocati giudicanti.

Non vi sarà più alcun affollamento della aule di giustizia (con conseguente contenimento dei costi di gestione), in quanto l’avvocato giudicante, che accetta l’incarico nell’unica udienza iniziale per prestare giuramento e ricevere dal magistrato di carriera delegato la calendarizzazione dell’attività istruttoria, procederà a seguire la vertenza presso il proprio studio, come un vero e proprio CTU esperto di diritto.

La sentenza emessa dall’avvocato giudicante, vistata dal magistrato di carriera delegato, verrà pubblicata per assumere piena efficacia, così come la parcella delle proprie spettanze che acquisirà valore di titolo esecutivo il cui pagamento (salvo il fondo spese posto a carico solidale delle parti) ricadrà sulla parte soccombente.

I magistrati di carriera saranno maggiormente qualificati e retribuiti per l’importanza dell’ulteriore funzione, dovendo sovraintendere  anche alla funzione burocratica di distribuzione e assegnazione di processi secondo una turnazione prestabilita e assicurata, esattamente come avviene per la nomina dei difensori d’ufficio per il penale.

Il cittadino conseguirà, in tal guisa, certezza del proprio diritto, entro il termine perentorio prefissato, potendo così contare, in concreto, specie  per gli esercenti attività commerciali, per gli effetti che ne conseguono.

Gli avvocati di parte dal canto loro, vedranno definita e remunerata la propria attività professionale in termini brevi e prestabiliti.

Inoltre avvocati giudicanti integreranno, con le nomine ricevute, il proprio reddito, la cui tassazione determinerà un’ulteriore entrata per lo Stato, con buon funzionamento anche di tutto il sistema economico.